mercoledì 6 ottobre 2010

SENZA DONNE

Ho visto un paio di settimane fa la puntata di Presadiretta dedicata alla situazione delle donne in Italia.

Se le donne in pubblicità sono da combattere a suon di analgesico quando hanno le mestruazioni, come se si tramutassero tutte in temibili Meduse, oppure sono così rincoglionite da non saper leggere un test di gravidanza, è ben eloquente l'alta considerazione che l'uomo ha di noi in questo disgraziato Paese.

Non partiamo da una posizione favorevole. Anche perchè le donne fanno qualcosa di destabilizzante rispetto all'uomo: le donne POSSONO AVERE BAMBINI.

E questo, quando si lavora, diventa un PROBLEMA. Puntano periodicamente il lungo dito accusatore su noi precarie a cocococo che 'non abbiamo figli' perchè 'non vogliamo assumerci responsabilità', se non sulle donne over 30 che posticipano la maternità e quelle che se fanno un figlio dopo i 40 sono trattate come delle madri degeneri.

Ma se OSIAMO disturbare la produttività del maschio italico con assurde richieste di part time o di compatibilità degli orari con quelli della prole (anche dopo anni di massima disponibilità e reperibilità) la risposta è un bel calcione e avanti un'altra. Magari ti accompagnano anche alle dimissioni con mobbing selvaggio e offerte di denaro pur di levarti dalle palle, te e il moccioso. Come accaduto a Stefania Boleso, ex marketing manager di Red Bull.

Se in Italia tutti conoscono Red Bull oggi è grazie a lei e al suo team composto da centinaia di persone, fra dipendenti e collaboratori. Anche se l'azienda rigetta ogni accusa, Stefania ha spiegato molto chiaramente all'inizio della puntata cosa le è successo.
E quello che è capitato a lei e ad altre centinaia di donne, che lavorativamente hanno solo commesso l'errore di avere un figlio, è solo la punta dell'iceberg.

A Milano (città dai ritmi folli per eccellenza), e in Italia, se sei maschio hai molte più possibilità.
Se resti in ufficio fino a tarda ora, se non chiedi mai niente, se annulli la tua vita sociale in favore dell'azienda allora sì che sei considerato e fai carriera.

Se sei donna no. Anche se fai le stesse cose di cui sopra e hai sempre mostrato massima reperibilità e disponibilità, quando fai un figlio è come se ti amputassero il cervello.

Spesso per un'azienda diventi una bomba a orologeria che 'oddio' potrebbe stare a casa se il figlio si ammala e 'oddio' non può più restare in ufficio fino alle dieci di sera perchè deve fare la poppata. 'Oddio' adesso lei ha una VITA fuori dall'ufficio. Non sembra ma per molti workaholic questa è un'eventualità terribile.

Non aiuta un altro fattore: in Italia si pensa che la donna sia 'costretta' dalle circostanze a lavorare, soprattutto economiche. Quindi può starsene benissimo a casa quando figlia, no? Una volta il mio medico curante mi disse che la colpa della crisi dei giovani era delle madri che lavoravano, e che non erano più a casa. Perchè le donne 'dovrebbero lavorare meno'. Cito testuale.

Non si prende MAI in considerazione che una donna ha il sacrosanto diritto di fare un lavoro che ama, senza doverci rinunciare perchè ha anche deciso di diventare madre. Il diritto all'autorealizzazione, magari dopo anni e anni investiti in studio e sacrificio, se sei donna in Italia non contano nulla.

All'estero invece la situazione è ben diversa. La Norvegia mostrata da Riccardo Iacona sembra la terra delle meraviglie, dove addirittura il segretario del primo ministro prende il congedo paternale quando la moglie lavora per allevare la sua bambina.

Qualcosa di lontanamente inconcepibile per la società italiana, basata sull'apparenza, sul lecchinaggio e sull'appecoramento. Avere orgogliosamente TEMPO LIBERO e sfruttarlo anche per, è un sacrosanto diritto, un appagamento personale (un hobby, una passeggiata), è qualcosa che a certi livelli lavorativi in Italia non viene nemmeno preso in considerazione: il TEMPO LIBERO è una perdita di tempo, mentre all'estero se la godono. E vivono molto più sereni. 

Però, nonostante tutto io non voglio andarmene altrove - in via definitiva-per cercare fortuna (non escludo periodi lavorativi all'estero in futuro).

Io voglio farcela qui
.

La pensano come me anche alcune donne molto in gamba (tra cui la stessa Stefania), che hanno dato vita a un blog che servirà a raccogliere idee, opinioni e a far nascere un bel buzz intorno a questo tema. Che spero un giorno non si debba trattare più, quando FINALMENTE le donne avranno davvero PARI DIRITTI e OPPORTUNITA'.

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