Ho finito di leggere il terzo libro della saga di Millenium di Stieg Larsson. Naturalmente ho visto tutti e tre i film.
Analisi cinematografiche a parte (la resa sullo schermo del libro è stata molto al di sopra delle mie aspettative) mi ha lasciata piacevolmente colpita la terza pellicola, "La regina dei castelli di carta".
Se già nei tre film, svedesi, si poteva notare un universo di riferimento completamente diverso non solo dal nostro, ma anche da quello hollywoodiano, "La regina dei castelli di carta" è una vera sorpresa per quanto riguarda la costruzione dei ruoli femminili.
L'intero film oltre a rappresentare il riscatto di Lisbeth Salander, mostra anche il riscatto della donna come genere.
Nell'intera trilogia Larsson racconta di violenze costanti operate da uomini nei confronti delle donne. E nell'ultimo capitolo è il sesso 'debole' il vero protagonista.
Sono tantissime le poliziotte ad esempio, che rivestono anche ruoli cruciali (Monica Figuerola, Sonja Modig). Sono in prevalenza donne i giudici che liberano Lisbeth da un passato fatto di abusi e sopraffazioni. L'avvocato Annika Giannini poi (donna, incinta per lo più nella pellicola) demolisce - lo si definisce meglio nel libro - quel porco di Peter Teleborian, un personaggio che grazie alla sua immagine immacolata si sentiva onnipotente.
Trovo grandioso che vengano mostrate donne così in gamba che risultano superiori professionalmente agli uomini, donne con famiglia e figli, che non hanno dovuto rinunciare alla carriera per la maternità e che non sono state ridimensionate in favore di un maschio perchè "non lavorano 24h/7".
Nel libro si parla spesso di weekend, di tempo libero con la famiglia, di lavori che vengono rimandati al lunedì successivo. Insomma, come dicevo già qualche giorno fa si vede proprio che gli svedesi e i nordici in genere sono molto più avanti.
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domenica 10 ottobre 2010
mercoledì 8 settembre 2010
LISBETH IS MY HOMEGIRL
Ti amo Lisbeth Salander. Anche se non esisti.
O meglio, esistevi già nella mia testa prima che Stig ti desse corpo, tatuaggi e anima.
Spesso mi sono chiesta, soprattutto negli ultimi anni e da quando ho iniziato a lavorare, che persona dovessi essere.
Cerchiamo di non essere ipocriti: l'immagine fa TUTTO, specialmente in una città frivola e superficiale come Milano. Una città che, a certi livelli, campa su pompini reciproci. Gente che si alliscia in continuazione, perchè "non si sa mai", e spera di leccare il culo (o darla) alla persona giusta.
Banalmente: dopo anni di lotte e di autonomia di pensiero, in un momento di massima rassegnazione, ho provato a sembrare una persona 'normale', come gli altri volevano che io fossi (anche lavorativamente parlando). Pensavo che avrei ottenuto maggior successo.
Niente da fare: quando l'anima di Lisbeth è dentro di te in qualche modo fa di tutto per uscire. La senti nella pancia come un alien. Se non sei fatto COME VOGLIONO LORO, non puoi diventarlo. Se ci provi stai male.
A questo punto meglio farla uscire. Lisbeth è la verità, Lisbeth è la piena consapevolezza di sè.
E vaffanculo alle convenzioni sociali.
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