Ohmamma mamma mamma
Ohmamma mamma mamma
Sai perchè innamorata son?
E SILVIO E' ANDATO A CASA, E SILVIO E' ANDATO A CASA*
Hei, mammà, innamorata son!
ps. stare in piazza e chiamare Pisapia SINDACO è un'emozione indescrivibile. Mi sento LIBERA. Finalmente Milano è LIBERA!!!!!!
*Desio, Arcore, Napoli su tutte...NOTHING LASTS FOREVER
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lunedì 30 maggio 2011
giovedì 14 ottobre 2010
IL RICATTO FARLOCCO DEI CENTRI SOCIALI
SE CI FERMERANNO SI PRENDERANNO LA RESPONSABILITA’ DI UNA NOTTE DI GUERRIGLIA.
Si sintetizza in questa riga la filosofia di pensiero che mi fa perdere ogni "solidarietà" con gli occupanti della Bottiglieria Occupata di via Savona a Milano. Questa frase è stata scritta sul loro blog, ma non è la prima volta che ne leggo una simile, sui vari comunicati di rivendicazione che vedo in seguito a 'tensioni e scontri', come li chiamano i giornali.
Fino a oggi pomeriggio ho sempre pensato 'guarda qui De Corato come fa la voce grossa con quattro ragazzi quando alcuni quartieri vivono ancora come uno Stato a parte'.
Discorso 'okkupazione' a parte (troppo complesso, non ho vissuto negli anni '70), perchè tu 'autonomo' o come ti fai chiamare, rimpalli la responsabilità delle azioni di guerriglia su chi ha provato a fermarti? Che discorso del cazzo è?
Troppo comodo. Ti credi un rivoluzionario. Ma se non ti prendi le responsabilità delle tue azioni sei solo un codardo. Ti piace tirare via la mano e nascondere la faccia dopo aver tirato il sasso.
Non c'è nulla di 'compagni', non c'è nulla di 'comunismo'. Proletari, espropri, son tutti paroloni di cui vi appropriate a vanvera. Vedo troppo fancazzismo e voglia di far casino: basta trovare una scusa per farlo in gruppo, nascondendosi dietro una sigla o un nome. Le cause vengono mistificate, unendo azioni di mero vandalismo gratuito alla questione stranieri, diritto alla casa o lavoro per tutti. Godete delle auto rovesciate, come se i proprietari di quelle auto, magari studenti o precari a poche decine di euro al mese, fossero i responsabili di quello che di volta in volta scatena le vostre azioni.
MA NON SIETE SCESI IN PIAZZA CONTRO L'INPS DOPO TUTTO IL CASINO DELLE PENSIONI INESISTENTI che è uscito in questi giorni. Perchè non ve ne frega un cazzo. Giocate solo a fare i Che Guevara della Pianura Padana.
Credete di cambiare il mondo ma non avete capito che non distruggerete mai così il 'sistema', passando sempre dalla parte del torto, dei 'vandali' della situazione. Forse però a voi sta bene così.
Chissà se dopo la distruzione sarete davvero in grado di COSTRUIRE un mondo migliore. Io ne dubito. Ne conoscevo tanti come voi, e sono finiti a fare i dirigenti nella ditta di papà.
Si sintetizza in questa riga la filosofia di pensiero che mi fa perdere ogni "solidarietà" con gli occupanti della Bottiglieria Occupata di via Savona a Milano. Questa frase è stata scritta sul loro blog, ma non è la prima volta che ne leggo una simile, sui vari comunicati di rivendicazione che vedo in seguito a 'tensioni e scontri', come li chiamano i giornali.
Fino a oggi pomeriggio ho sempre pensato 'guarda qui De Corato come fa la voce grossa con quattro ragazzi quando alcuni quartieri vivono ancora come uno Stato a parte'.
Discorso 'okkupazione' a parte (troppo complesso, non ho vissuto negli anni '70), perchè tu 'autonomo' o come ti fai chiamare, rimpalli la responsabilità delle azioni di guerriglia su chi ha provato a fermarti? Che discorso del cazzo è?
Troppo comodo. Ti credi un rivoluzionario. Ma se non ti prendi le responsabilità delle tue azioni sei solo un codardo. Ti piace tirare via la mano e nascondere la faccia dopo aver tirato il sasso.
Non c'è nulla di 'compagni', non c'è nulla di 'comunismo'. Proletari, espropri, son tutti paroloni di cui vi appropriate a vanvera. Vedo troppo fancazzismo e voglia di far casino: basta trovare una scusa per farlo in gruppo, nascondendosi dietro una sigla o un nome. Le cause vengono mistificate, unendo azioni di mero vandalismo gratuito alla questione stranieri, diritto alla casa o lavoro per tutti. Godete delle auto rovesciate, come se i proprietari di quelle auto, magari studenti o precari a poche decine di euro al mese, fossero i responsabili di quello che di volta in volta scatena le vostre azioni.
MA NON SIETE SCESI IN PIAZZA CONTRO L'INPS DOPO TUTTO IL CASINO DELLE PENSIONI INESISTENTI che è uscito in questi giorni. Perchè non ve ne frega un cazzo. Giocate solo a fare i Che Guevara della Pianura Padana.
Credete di cambiare il mondo ma non avete capito che non distruggerete mai così il 'sistema', passando sempre dalla parte del torto, dei 'vandali' della situazione. Forse però a voi sta bene così.
Chissà se dopo la distruzione sarete davvero in grado di COSTRUIRE un mondo migliore. Io ne dubito. Ne conoscevo tanti come voi, e sono finiti a fare i dirigenti nella ditta di papà.
mercoledì 8 settembre 2010
LISBETH IS MY HOMEGIRL
Ti amo Lisbeth Salander. Anche se non esisti.
O meglio, esistevi già nella mia testa prima che Stig ti desse corpo, tatuaggi e anima.
Spesso mi sono chiesta, soprattutto negli ultimi anni e da quando ho iniziato a lavorare, che persona dovessi essere.
Cerchiamo di non essere ipocriti: l'immagine fa TUTTO, specialmente in una città frivola e superficiale come Milano. Una città che, a certi livelli, campa su pompini reciproci. Gente che si alliscia in continuazione, perchè "non si sa mai", e spera di leccare il culo (o darla) alla persona giusta.
Banalmente: dopo anni di lotte e di autonomia di pensiero, in un momento di massima rassegnazione, ho provato a sembrare una persona 'normale', come gli altri volevano che io fossi (anche lavorativamente parlando). Pensavo che avrei ottenuto maggior successo.
Niente da fare: quando l'anima di Lisbeth è dentro di te in qualche modo fa di tutto per uscire. La senti nella pancia come un alien. Se non sei fatto COME VOGLIONO LORO, non puoi diventarlo. Se ci provi stai male.
A questo punto meglio farla uscire. Lisbeth è la verità, Lisbeth è la piena consapevolezza di sè.
E vaffanculo alle convenzioni sociali.
giovedì 29 luglio 2010
L'AMORE NON SI ODIA, SI PAGA
Via Sammartini, h. 22.30, esterno notte.
Scendo sfranta di stanchezza dal bus 87. La fermata è a pochi passi dalla macchina che ho parcheggiato qui stamattina. Mi incammino e affianco un'altra auto, bianca, ferma dietro la mia.
Intravedo dal finestrino una donna, piuttosto corpulenta, con una gonna nera e un top altrettanto nero che si rialza di scatto, dato che era stesa sui entrambi i sedili davanti.
"Sono a fare un giro" urla, e mette giù. Si risiede.
'Poverina, magari con la crisi è una di quelle persone costrette a dormire in auto', penso.
Io intanto ho oltrepassato l'auto. Salgo a bordo del mio bolide e dallo specchietto retrovisore vedo che la ragazza, bionda ossigenata, non è sola. C'è un ragazzo a fianco a lei.
'Ah, è il suo ragazzo visto che lo sta baciando. Ah, ma non lo sta più baciando. Ah, la sua testa è scesa ad un'altezza inequivocabile. Ah, ha deciso di rimanere giù'
Buon divertimento amici. Io me ne vado a dormire.
lunedì 26 luglio 2010
IL SOLITO TRAM TRAM
Mai fidarti dei mezzi pubblici a Milano. Aspetto quasi un'ora sulla panchina il tram della linea 1. Per uno strano scherzo del destino, lo attendo proprio alla fermata di fronte al Deseo, locale coolfreakcestchic pieno di esemplari umani dal Qi di un'antilope del Madagascar.
Mi salva dall'umanità un simpatico tramviere. Tu, simpatico tramviere, che ne hai pieni i coglioni di lavorare alle 00.04. Tu, simpatico tramviere, che sbuffi e bestemmi in silenzio quando ti tocca scendere per aprire lo scambio (che nel 2010 è ancora manuale).
Però basta un cartellone pubblicitario di Maradona per farti tornare il sorriso. Rallenti, hai gli occhi che ti brillano come un ragazzino sulla curva tra Cordusio e Piazza della Scala. E ti metti a cantare "O'Sarracino" in un tram che più che a Milano sembra di stare ora a Bucarest, ora in Cina, ora in Sri Lanka.
Coraggio. Il turno è quasi finito. Hanno staccato anche i venditori di rose.
giovedì 15 luglio 2010
METRO MON AMOUR # 1
E' estate. Fa caldo. E' normale che lo faccia.
Non capisco l'ossessione dei milanesi per l'abbigliamento formale anche ad agosto, il che obbliga uffici e mezzi pubblici a tenere l'infernale aria condizionata - quando c'è - a temperatura Biofrost.
L'unico risultato sono tanti piccoli impiegatini disgustosi in camicia a manica lunga completamente pezzati sulla schiena o sotto le ascelle già alle 9 del mattino.
Puke. Creiamo un comitato di salvataggio!
Non capisco l'ossessione dei milanesi per l'abbigliamento formale anche ad agosto, il che obbliga uffici e mezzi pubblici a tenere l'infernale aria condizionata - quando c'è - a temperatura Biofrost.
L'unico risultato sono tanti piccoli impiegatini disgustosi in camicia a manica lunga completamente pezzati sulla schiena o sotto le ascelle già alle 9 del mattino.
Puke. Creiamo un comitato di salvataggio!
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