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venerdì 16 settembre 2011
EINSTEIN
Ho letto qualche giorno fa su una rivista che Italia 2, la rete gemella di Italia 1 sul digitale terrestre, è destinata ad un pubblico maschile.
All'inizio ho pensato che ci fosse qualcosa di strano, perchè nella programmazione hanno inserito, tra le altre cose, cartoon (American Dad e i Griffin), e telefilm (come "Californication". Credo l'abbiano scelto per l'associazione di idee "scene di scopate occasionali con fighe = pubblico maschio" ), che io, FEMMINA, adoro.
Però è con lo spot de Le Iene Trip che mi son tolta ogni dubbio. L'unico video su Youtube che ho trovato della trasmissione ha 4mila visualizzazioni. Dev'essere per il balletto.
*nel caso ve lo stiate chiedendo il titolo del post è una citazione del primo libro di Dexter, quello che ha ispirato l'omonima serie.
sabato 10 settembre 2011
MISS...CAPPA
Mi stavo chiedendo, nel bel mezzo del putiferio scoppiato nelle scorse settimane per le presunte foto 'sconce' (capirai), cosa spinga una ragazza, NEL 2011, a partecipare ad un simile circo ammuffito e stucchevole. Lo stesso che ha sdoganato l'orrida perifrasi 'LATO B', che ci sfracassa in ogni salsa, come sinonimo benpensante del forse più onesto CULO.
Non voglio dire che le concorrenti, se davvero volevano lavorare nel mondo dello spettacolo, facevano prima a prendere la tangenziale Nord uscita (H)Ar(d)core, visto come sono andate le cose negli ultimi 30 anni.
Ma Miss Italia...Giorni e giorni di costumi struminziti, numeretti appesi come al mercato del bestiame, prove estenuanti, buonismo a pacchi, sorrisi di circostanza, sogni appesi a palloncini, fidanzati che saranno lasciati al primo calendario, speranze per la pace nel mondo e ammissioni pubbliche di vizi e virtù (che spesso si coniugano in: PREGIO-sono sincera, DIFETTO-sono testarda. Ma sei testarda COSA?!?).
Per poi sentire il CLASSICO commento del primo stronzo là fuori che dice: "Sì, è bella la nuova Miss Italia. Ma sai quante ce ne sono meglio in giro?".
Ragazze...ma oggettivamente, chi ve lo fa fare? Vi dovrebbero dare un premio solo per sorbirvi 'sto strazio.
giovedì 4 agosto 2011
MARKETING AGGRATIS (O QUASI)
Mi viene un leggero sospetto (alla Fantozzi): forse forse le azienda hanno capito che una delle migliori strategie pubblicitarie attuali (chiamiamolo viral marketing se volete) è l'indignazione delle femministe?
Ci sto pensando da quando ho visto il cartellone pubbliciario qui sopra, e quello recentissimo di Intimissimi Uomo.
Le aziende, e i loro uffici marketing senza scrupoli, non sono così cretini come si crede. Lo sanno BENISSIMO che con una pubblicità sessista l'effetto eco - amplificato ancora di più da blog e social network 'indignati' - è duplicato. E non sempre con ritorni negativi come quello di Bari (noi 'femministe' siamo le rompicoglioni frustrate per antonomasia perchè 'invidiose').
Sto quindi valutando un boicottaggio NON del prodotto (sai quanto gliene frega alla gioielleria), ma della pubblicità che io gli faccio inconsciamente. Lotterò strenuamente per controllare il mio istinto digitativo quando vedrò l'ennesima reclame ignobile.
sabato 30 luglio 2011
LA MOSSA DEL GIAGUARO
Si chiamano cougar, in inglese "puma", ovvero cacciatrici. Molti le
conoscono grazie alla serie televisiva Cougar Town, altri ne hanno solo
sentito parlare. Si tratta di donne mature, spesso over 40, a caccia
dell'uomo giovane da ammaliare e sedurre. In Italia sono ben 110.000 gli
utenti che mensilmente cercano online informazioni sulle "cougar", per
curiosità o per soddisfare la propria sete di incontri.
Siamo nel 2011 e le donne che hanno un compagno più giovane hanno addirittura un nome, che evoca quello de 'La Lupa', di verghiana memoria, come fossero predatrici insaziabili. L'uomo che rimorchia una ragazzina invece è un ganzo.
Anche il ragazzo giovane che sta con una donna più 'matura' (osservate anche la scelta lessicale. Per l'uomo la parola 'maturo' non si usa) non ha un nome rispettabile: viene chiamato 'boy toy' (giochino insomma). Se non peggio. Per radio l'altra mattina parlavano addirittura, con evidente disprezzo, di 'cagnolino da portare a spasso': non so se alla fidanzata del dj, magari più giovane, sarebbe piaciuta una definizione simile.
E ci consideriamo evoluti.
conoscono grazie alla serie televisiva Cougar Town, altri ne hanno solo
sentito parlare. Si tratta di donne mature, spesso over 40, a caccia
dell'uomo giovane da ammaliare e sedurre. In Italia sono ben 110.000 gli
utenti che mensilmente cercano online informazioni sulle "cougar", per
curiosità o per soddisfare la propria sete di incontri.
Siamo nel 2011 e le donne che hanno un compagno più giovane hanno addirittura un nome, che evoca quello de 'La Lupa', di verghiana memoria, come fossero predatrici insaziabili. L'uomo che rimorchia una ragazzina invece è un ganzo.
Anche il ragazzo giovane che sta con una donna più 'matura' (osservate anche la scelta lessicale. Per l'uomo la parola 'maturo' non si usa) non ha un nome rispettabile: viene chiamato 'boy toy' (giochino insomma). Se non peggio. Per radio l'altra mattina parlavano addirittura, con evidente disprezzo, di 'cagnolino da portare a spasso': non so se alla fidanzata del dj, magari più giovane, sarebbe piaciuta una definizione simile.
E ci consideriamo evoluti.
UN SACCO DI PATATE ADDOSSO...E VIA!!
Non camminate in strade buie e non indossate abiti appariscenti.
AHAHAHAHAH
ps. questo link spiega esattamente come la penso
(copyright Anarkikka)
venerdì 22 luglio 2011
DONNE NEL PALLONE
Finora, mediaticamente parlando, le donne che hanno avuto in qualche modo a che fare con il mondo del calcio sono sempre state relegate al ruolo di:
A. FIDANZATA-DI.
Es:
"La fidanzata di xyz, le foto hot"
"Sexy xyz, fidanzata di zyx"
Le fidanzate dei calciatori a quanto pare, se non hanno una qualche forma di allergia agli indumenti di fronte all'obiettivo di una macchina fotografica, non sono contemplate.
B. TIFOSA
Anche le tifose, in particolare quelle della Copa America, hanno meritato un posto sui quotidiani per evidenti doti sportive:
Es:
"Le tette di Larissa Riquelme, tifosa del Paraguay"
In occasione dei recenti mondiali di calcio femminile, seguitissimi all'estero, abbiamo però scoperto un'altra categoria che appaga la costante necessità di stimolazione sessuale maschile:
C. CALCIATRICI (che o "sono lesbiche" o "sono fighe", mi han detto)
Non so se sia stata una cosa solo italiana (proverò a documentarmi), ma mi è proprio sembrato che per attizzare l'interesse dei maschi italici su questo Campionato, l'unica strategia utilizzata sia stata questa:
"Guardate...magari giocano male a calcio*, ma almeno sono FIGHE"
Pavlov aveva proprio ragione.
*altra etichetta assimilabile a "le donne non sanno guidare"
A. FIDANZATA-DI.
Es:
"La fidanzata di xyz, le foto hot"
"Sexy xyz, fidanzata di zyx"
Le fidanzate dei calciatori a quanto pare, se non hanno una qualche forma di allergia agli indumenti di fronte all'obiettivo di una macchina fotografica, non sono contemplate.
B. TIFOSA
Anche le tifose, in particolare quelle della Copa America, hanno meritato un posto sui quotidiani per evidenti doti sportive:
Es:
"Le tette di Larissa Riquelme, tifosa del Paraguay"
In occasione dei recenti mondiali di calcio femminile, seguitissimi all'estero, abbiamo però scoperto un'altra categoria che appaga la costante necessità di stimolazione sessuale maschile:
C. CALCIATRICI (che o "sono lesbiche" o "sono fighe", mi han detto)
Non so se sia stata una cosa solo italiana (proverò a documentarmi), ma mi è proprio sembrato che per attizzare l'interesse dei maschi italici su questo Campionato, l'unica strategia utilizzata sia stata questa:
"Guardate...magari giocano male a calcio*, ma almeno sono FIGHE"
Pavlov aveva proprio ragione.
*altra etichetta assimilabile a "le donne non sanno guidare"
giovedì 21 luglio 2011
ALLARGHIAMO GLI ORIZZONTI
Ribalterei per un momento la domanda che Monica di Pontitibetani pone alla rete di #donnexdonne oggi, giornata della solidarietà femminile.
Noi donne siamo capaci di fare squadra?
Io proverei a rispondere a questa invece:
Noi donne riusciamo (per una buona, e santissima volta) a non farci la guerra?
Le donne SANNO fare rete. Lo abbiamo visto più volte in questi mesi. E quello che è successo oggi online è meraviglioso, non fraintendetemi ;-) Ho letto di moltissime realtà, di moltissime esperienze positive che andrebbero pubblicizzate in ogni modo possibile (e per fortuna che ci sono).
Però la percezione che ho, senza offesa per nessuna, è che ce la raccontiamo 'tra di noi' (diciamo neo-femministe, per capirci, anche se il discorso andrebbe approfondito): là fuori c'è tutto un universo ancora interessato a come far carriera con il proprio corpo, alla 'prova costume' o a cosa combinano Belen e Corona a Formentera. Di donne che non si curano delle tematiche sul corpo femminile, che fanno la coda ai provini del Gf, che si svendono al miglior offerente.
Com'è che le tematiche interessanti si arenano ogni qualvolta si scontrano con il MONDO REALE?
Non cambierà mai nulla finchè le buone idee non riusciranno ad uscire dai nostri confini. Dobbiamo convincere la società (maschilista) che non siamo un branco di streghe frustrate, e che quindi, anche se ci sono in giro 'pessime rappresentazioni' della figura femminile, NON SIAMO TUTTE COSI'.
Sembra una questione semplice da risolvere, ma vi assicuro che non lo è, anche se con la manifestazione del 13 febbraio un grosso passo in avanti è stato fatto.
Ma resta una questione aperta, a partire dalle piccole cose di ogni giorno. Spesso e volentieri tu, povera illusa alternativa controcorrente, sei costretta a scontrarti con un sistema precostituito, e accettato inspiegabilmente dalla maggior parte delle persone, che si fa fatica a smantellare.
Pensare che le armi, volendo, le abbiamo. La tenacia, pure. E anche la voglia di rivalsa, che non guasta mai. Se ci unissimo veramente ("attiviste" e non) potremmo davvero fare miracoli.
Una volta che entri nel magico mondo degli adulti, quando inizi a lavorare e quando riesci ad abbandonare il nido familiare, ti mettono davanti ad un bivio: o accetti le condizioni che qualcun altro ha scelto per te, o sei un'incorreggibile senza speranza, e quando scegli la seconda opzione dovrai lottare fino allo stremo delle tue forze contro le DONNE PERFETTE.
Quelle che, quando proverai a rosicchiare gli odiosi meccanismi dall'interno, ti diranno: “TU NON CAPISCI”. Perchè non ci sei dentro.
Perchè sei giovane, perchè sei magra, perchè sei grassa, perchè non sei ancora madre, perchè sei single, perchè hai figli, perchè sei sposata, perchè rigetti le sciocche paturnie che quintali di giornali femminili provano a inculcarti...insomma, per tutta una serie di situazioni che secondo loro, le DONNE PERFETTE, non puoi comprendere. E quindi tu, piantagrane, non sei autorizzata a dare giudizi. Anzi, li danno loro su di te, per le motivazioni di cui sopra.
A volte mi sembra di vivere nella “Fabbrica delle Mogli”, e ho come l'impressione che molte donne non vogliano essere "salvate" dagli obblighi di cui loro stesse si lamentano. Ho la sensazione che moltissime si crogiolino nella loro dipendenza dalla figura maschile, nella rassegnazione perchè 'non cambierà mai niente', nelle situazioni irrecuperabili che però garantiscono un futuro sicuro e simili.
Sono consapevole che cambiare la metalità generale è un'impresa ardua, ma ce la si può fare, impegnandoci ad 'esportare' la nostra nuova identità al di là dei nostri confini. E, soprattutto, nella quotidianità.
E' questa la vera sfida.
Noi donne siamo capaci di fare squadra?
Io proverei a rispondere a questa invece:
Noi donne riusciamo (per una buona, e santissima volta) a non farci la guerra?
Le donne SANNO fare rete. Lo abbiamo visto più volte in questi mesi. E quello che è successo oggi online è meraviglioso, non fraintendetemi ;-) Ho letto di moltissime realtà, di moltissime esperienze positive che andrebbero pubblicizzate in ogni modo possibile (e per fortuna che ci sono).
Però la percezione che ho, senza offesa per nessuna, è che ce la raccontiamo 'tra di noi' (diciamo neo-femministe, per capirci, anche se il discorso andrebbe approfondito): là fuori c'è tutto un universo ancora interessato a come far carriera con il proprio corpo, alla 'prova costume' o a cosa combinano Belen e Corona a Formentera. Di donne che non si curano delle tematiche sul corpo femminile, che fanno la coda ai provini del Gf, che si svendono al miglior offerente.
Com'è che le tematiche interessanti si arenano ogni qualvolta si scontrano con il MONDO REALE?
Non cambierà mai nulla finchè le buone idee non riusciranno ad uscire dai nostri confini. Dobbiamo convincere la società (maschilista) che non siamo un branco di streghe frustrate, e che quindi, anche se ci sono in giro 'pessime rappresentazioni' della figura femminile, NON SIAMO TUTTE COSI'.
Sembra una questione semplice da risolvere, ma vi assicuro che non lo è, anche se con la manifestazione del 13 febbraio un grosso passo in avanti è stato fatto.
Ma resta una questione aperta, a partire dalle piccole cose di ogni giorno. Spesso e volentieri tu, povera illusa alternativa controcorrente, sei costretta a scontrarti con un sistema precostituito, e accettato inspiegabilmente dalla maggior parte delle persone, che si fa fatica a smantellare.
Pensare che le armi, volendo, le abbiamo. La tenacia, pure. E anche la voglia di rivalsa, che non guasta mai. Se ci unissimo veramente ("attiviste" e non) potremmo davvero fare miracoli.
Una volta che entri nel magico mondo degli adulti, quando inizi a lavorare e quando riesci ad abbandonare il nido familiare, ti mettono davanti ad un bivio: o accetti le condizioni che qualcun altro ha scelto per te, o sei un'incorreggibile senza speranza, e quando scegli la seconda opzione dovrai lottare fino allo stremo delle tue forze contro le DONNE PERFETTE.
Quelle che, quando proverai a rosicchiare gli odiosi meccanismi dall'interno, ti diranno: “TU NON CAPISCI”. Perchè non ci sei dentro.
Perchè sei giovane, perchè sei magra, perchè sei grassa, perchè non sei ancora madre, perchè sei single, perchè hai figli, perchè sei sposata, perchè rigetti le sciocche paturnie che quintali di giornali femminili provano a inculcarti...insomma, per tutta una serie di situazioni che secondo loro, le DONNE PERFETTE, non puoi comprendere. E quindi tu, piantagrane, non sei autorizzata a dare giudizi. Anzi, li danno loro su di te, per le motivazioni di cui sopra.
A volte mi sembra di vivere nella “Fabbrica delle Mogli”, e ho come l'impressione che molte donne non vogliano essere "salvate" dagli obblighi di cui loro stesse si lamentano. Ho la sensazione che moltissime si crogiolino nella loro dipendenza dalla figura maschile, nella rassegnazione perchè 'non cambierà mai niente', nelle situazioni irrecuperabili che però garantiscono un futuro sicuro e simili.
Sono consapevole che cambiare la metalità generale è un'impresa ardua, ma ce la si può fare, impegnandoci ad 'esportare' la nostra nuova identità al di là dei nostri confini. E, soprattutto, nella quotidianità.
E' questa la vera sfida.
giovedì 7 luglio 2011
E SE DOMANI?
Non è poi così difficile da realizzare...no?
mercoledì 9 marzo 2011
IL CORPO DELLE DONNE 2 (LA VENDETTA)
Sopravvissuta indenne (o quasi) all'invasione delle Ultramimose e dei Pettiunti oggi ho trovato una chicca che nei giorni scorsi mi era sfuggita. Quei simpaticoni di Striscia la Notizia hanno deciso di partire all'attacco della 'stampa progressista' (ovviamente pro domo Berlusconi) che li accusa di sfruttare il corpo delle donne.
Hanno messo in piedi una specie di pallida copia del documentario di Lorella Zanardo ("Il corpo delle donne" appunto) per far vedere che "embè, anche voi usate il corpo della donna a sproposito".
Direi che il video si commenta da sè. PATETICI.
Hanno messo in piedi una specie di pallida copia del documentario di Lorella Zanardo ("Il corpo delle donne" appunto) per far vedere che "embè, anche voi usate il corpo della donna a sproposito".
Direi che il video si commenta da sè. PATETICI.
martedì 1 febbraio 2011
lunedì 22 novembre 2010
LA REPUBBLICA DELLE VAJASSE
Con buona pace della Lega Nord oggi TUTTI si saranno chiesti cosa diavolo vuol dire 'vajassa'. Che è un insulto inattaccabile, perchè può voler dire tante cose. Tra cui mignot....ahem.
ps. cara Mara, per favore, salva la faccia da ministra delle Pari Opportunità.
Di' che ti vuoi dimettere perchè questa Nazione è troppo omofoba, troppo sessista, perchè il presidente del tuo partito tratta le donne come pezze da piedi, o perchè incita le ragazze a farsi mantenere da un marito ricco.
Non perchè ti pigli a 'vajassate' con la Mussolini!
Un po' di amor proprio.
ps. cara Mara, per favore, salva la faccia da ministra delle Pari Opportunità.
Di' che ti vuoi dimettere perchè questa Nazione è troppo omofoba, troppo sessista, perchè il presidente del tuo partito tratta le donne come pezze da piedi, o perchè incita le ragazze a farsi mantenere da un marito ricco.
Non perchè ti pigli a 'vajassate' con la Mussolini!
Un po' di amor proprio.
martedì 16 novembre 2010
GOD IS A WOMAN
Grande Gianna. Ti hanno sbattuta sui giornali come un fenomeno da baraccone in copertina quando hai detto che eri incinta alla tua età. Ti hanno fatta passare come una femmina degenere, dopo averti indagata ed esplorata per anni, cercando di soddisfare una curiosità malata e morbosa. Ma tu te ne sei allegramente fregata e hai lasciato che trionfasse la vita.
Dio è davvero donna.
giovedì 11 novembre 2010
DIAMONDS ARE A GIRL'S BEST FRIEND
Ma quando mai?
Quante stronzate. Mi sconcerta notare come esistano ancora (nel 2010) ancora tantissime - troppe - donne che si lasciano impressionare da una manciata di bling bling come fossero gazze fameliche. Ci vuole ben altro per conquistare una femmina con un minimo di neuroni funzionanti.
Glamour, fashion, staminchia.
Quella promossa da Marylin è un'idea della donna che mi ha sempre fatto ribrezzo. E fanculo Audrey.
Quante stronzate. Mi sconcerta notare come esistano ancora (nel 2010) ancora tantissime - troppe - donne che si lasciano impressionare da una manciata di bling bling come fossero gazze fameliche. Ci vuole ben altro per conquistare una femmina con un minimo di neuroni funzionanti.
Glamour, fashion, staminchia.
Quella promossa da Marylin è un'idea della donna che mi ha sempre fatto ribrezzo. E fanculo Audrey.
domenica 10 ottobre 2010
LA REGINA DEI FORNELLI D'ACCIAIO
Se gli svedesi sono avanti, come dicevo nel post precedente, noi italiani siamo indietro anni luce.
In questo periodo mi sono concentrata ad analizzare le pubblicità e mi sono resa conto che oltre all'annoso problema della donna rappresentata come una deficiente (che necessita di un'enciclopedia per decifrare il complicatissimo test di gravidanza) e della donna usata senza vestiti anche per vendere uno yogurt, c'è quello della donna 'eterna casalinga'.
Fateci caso, provate a guardare con attenzione le pubblicità che quella scatolaccia mefitica ci propina.
NELLE PUBBLICITA' CHE HO ANALIZZATO FINORA.
La donna stira. L'uomo MAI.
La donna passa l'aspirapolvere. L'uomo MAI.
La donna sa sempre quale sia il miglior deodorante/detersivo. L'uomo si agita come un ossesso per far fare uno spruzzo al dispenser del suddetto deodorante.
La donna apparecchia la tavola, mentre l'uomo sta tornando a casa dopo il lavoro e i bambini gli corrono incontro.
La donna finisce di cucinare, mentre l'uomo sta tornando a casa dopo il lavoro e i bambini gli corrono incontro.
La donna deve sempre fare bella figura a tavola con gli amici, per cui deve comprare prodotto XYZ.
La donna, con intenti da 'buona madre responsabile', abboffa i bambini di merendine sogghignando sadica.
Le bambine lavano i piatti. Meglio addestrarle da piccole.
In questo periodo mi sono concentrata ad analizzare le pubblicità e mi sono resa conto che oltre all'annoso problema della donna rappresentata come una deficiente (che necessita di un'enciclopedia per decifrare il complicatissimo test di gravidanza) e della donna usata senza vestiti anche per vendere uno yogurt, c'è quello della donna 'eterna casalinga'.
Fateci caso, provate a guardare con attenzione le pubblicità che quella scatolaccia mefitica ci propina.
NELLE PUBBLICITA' CHE HO ANALIZZATO FINORA.
La donna stira. L'uomo MAI.
La donna passa l'aspirapolvere. L'uomo MAI.
La donna sa sempre quale sia il miglior deodorante/detersivo. L'uomo si agita come un ossesso per far fare uno spruzzo al dispenser del suddetto deodorante.
La donna apparecchia la tavola, mentre l'uomo sta tornando a casa dopo il lavoro e i bambini gli corrono incontro.
La donna finisce di cucinare, mentre l'uomo sta tornando a casa dopo il lavoro e i bambini gli corrono incontro.
La donna deve sempre fare bella figura a tavola con gli amici, per cui deve comprare prodotto XYZ.
La donna, con intenti da 'buona madre responsabile', abboffa i bambini di merendine sogghignando sadica.
Le bambine lavano i piatti. Meglio addestrarle da piccole.
LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA
Ho finito di leggere il terzo libro della saga di Millenium di Stieg Larsson. Naturalmente ho visto tutti e tre i film.
Analisi cinematografiche a parte (la resa sullo schermo del libro è stata molto al di sopra delle mie aspettative) mi ha lasciata piacevolmente colpita la terza pellicola, "La regina dei castelli di carta".
Se già nei tre film, svedesi, si poteva notare un universo di riferimento completamente diverso non solo dal nostro, ma anche da quello hollywoodiano, "La regina dei castelli di carta" è una vera sorpresa per quanto riguarda la costruzione dei ruoli femminili.
L'intero film oltre a rappresentare il riscatto di Lisbeth Salander, mostra anche il riscatto della donna come genere.
Nell'intera trilogia Larsson racconta di violenze costanti operate da uomini nei confronti delle donne. E nell'ultimo capitolo è il sesso 'debole' il vero protagonista.
Sono tantissime le poliziotte ad esempio, che rivestono anche ruoli cruciali (Monica Figuerola, Sonja Modig). Sono in prevalenza donne i giudici che liberano Lisbeth da un passato fatto di abusi e sopraffazioni. L'avvocato Annika Giannini poi (donna, incinta per lo più nella pellicola) demolisce - lo si definisce meglio nel libro - quel porco di Peter Teleborian, un personaggio che grazie alla sua immagine immacolata si sentiva onnipotente.
Trovo grandioso che vengano mostrate donne così in gamba che risultano superiori professionalmente agli uomini, donne con famiglia e figli, che non hanno dovuto rinunciare alla carriera per la maternità e che non sono state ridimensionate in favore di un maschio perchè "non lavorano 24h/7".
Nel libro si parla spesso di weekend, di tempo libero con la famiglia, di lavori che vengono rimandati al lunedì successivo. Insomma, come dicevo già qualche giorno fa si vede proprio che gli svedesi e i nordici in genere sono molto più avanti.
Analisi cinematografiche a parte (la resa sullo schermo del libro è stata molto al di sopra delle mie aspettative) mi ha lasciata piacevolmente colpita la terza pellicola, "La regina dei castelli di carta".
Se già nei tre film, svedesi, si poteva notare un universo di riferimento completamente diverso non solo dal nostro, ma anche da quello hollywoodiano, "La regina dei castelli di carta" è una vera sorpresa per quanto riguarda la costruzione dei ruoli femminili.
L'intero film oltre a rappresentare il riscatto di Lisbeth Salander, mostra anche il riscatto della donna come genere.
Nell'intera trilogia Larsson racconta di violenze costanti operate da uomini nei confronti delle donne. E nell'ultimo capitolo è il sesso 'debole' il vero protagonista.
Sono tantissime le poliziotte ad esempio, che rivestono anche ruoli cruciali (Monica Figuerola, Sonja Modig). Sono in prevalenza donne i giudici che liberano Lisbeth da un passato fatto di abusi e sopraffazioni. L'avvocato Annika Giannini poi (donna, incinta per lo più nella pellicola) demolisce - lo si definisce meglio nel libro - quel porco di Peter Teleborian, un personaggio che grazie alla sua immagine immacolata si sentiva onnipotente.
Trovo grandioso che vengano mostrate donne così in gamba che risultano superiori professionalmente agli uomini, donne con famiglia e figli, che non hanno dovuto rinunciare alla carriera per la maternità e che non sono state ridimensionate in favore di un maschio perchè "non lavorano 24h/7".
Nel libro si parla spesso di weekend, di tempo libero con la famiglia, di lavori che vengono rimandati al lunedì successivo. Insomma, come dicevo già qualche giorno fa si vede proprio che gli svedesi e i nordici in genere sono molto più avanti.
mercoledì 6 ottobre 2010
SENZA DONNE
Ho visto un paio di settimane fa la puntata di Presadiretta dedicata alla situazione delle donne in Italia.
Se le donne in pubblicità sono da combattere a suon di analgesico quando hanno le mestruazioni, come se si tramutassero tutte in temibili Meduse, oppure sono così rincoglionite da non saper leggere un test di gravidanza, è ben eloquente l'alta considerazione che l'uomo ha di noi in questo disgraziato Paese.
Non partiamo da una posizione favorevole. Anche perchè le donne fanno qualcosa di destabilizzante rispetto all'uomo: le donne POSSONO AVERE BAMBINI.
E questo, quando si lavora, diventa un PROBLEMA. Puntano periodicamente il lungo dito accusatore su noi precarie a cocococo che 'non abbiamo figli' perchè 'non vogliamo assumerci responsabilità', se non sulle donne over 30 che posticipano la maternità e quelle che se fanno un figlio dopo i 40 sono trattate come delle madri degeneri.
Ma se OSIAMO disturbare la produttività del maschio italico con assurde richieste di part time o di compatibilità degli orari con quelli della prole (anche dopo anni di massima disponibilità e reperibilità) la risposta è un bel calcione e avanti un'altra. Magari ti accompagnano anche alle dimissioni con mobbing selvaggio e offerte di denaro pur di levarti dalle palle, te e il moccioso. Come accaduto a Stefania Boleso, ex marketing manager di Red Bull.
Se in Italia tutti conoscono Red Bull oggi è grazie a lei e al suo team composto da centinaia di persone, fra dipendenti e collaboratori. Anche se l'azienda rigetta ogni accusa, Stefania ha spiegato molto chiaramente all'inizio della puntata cosa le è successo.
E quello che è capitato a lei e ad altre centinaia di donne, che lavorativamente hanno solo commesso l'errore di avere un figlio, è solo la punta dell'iceberg.
A Milano (città dai ritmi folli per eccellenza), e in Italia, se sei maschio hai molte più possibilità.
Se resti in ufficio fino a tarda ora, se non chiedi mai niente, se annulli la tua vita sociale in favore dell'azienda allora sì che sei considerato e fai carriera.
Se sei donna no. Anche se fai le stesse cose di cui sopra e hai sempre mostrato massima reperibilità e disponibilità, quando fai un figlio è come se ti amputassero il cervello.
Spesso per un'azienda diventi una bomba a orologeria che 'oddio' potrebbe stare a casa se il figlio si ammala e 'oddio' non può più restare in ufficio fino alle dieci di sera perchè deve fare la poppata. 'Oddio' adesso lei ha una VITA fuori dall'ufficio. Non sembra ma per molti workaholic questa è un'eventualità terribile.
Non aiuta un altro fattore: in Italia si pensa che la donna sia 'costretta' dalle circostanze a lavorare, soprattutto economiche. Quindi può starsene benissimo a casa quando figlia, no? Una volta il mio medico curante mi disse che la colpa della crisi dei giovani era delle madri che lavoravano, e che non erano più a casa. Perchè le donne 'dovrebbero lavorare meno'. Cito testuale.
Non si prende MAI in considerazione che una donna ha il sacrosanto diritto di fare un lavoro che ama, senza doverci rinunciare perchè ha anche deciso di diventare madre. Il diritto all'autorealizzazione, magari dopo anni e anni investiti in studio e sacrificio, se sei donna in Italia non contano nulla.
All'estero invece la situazione è ben diversa. La Norvegia mostrata da Riccardo Iacona sembra la terra delle meraviglie, dove addirittura il segretario del primo ministro prende il congedo paternale quando la moglie lavora per allevare la sua bambina.
Qualcosa di lontanamente inconcepibile per la società italiana, basata sull'apparenza, sul lecchinaggio e sull'appecoramento. Avere orgogliosamente TEMPO LIBERO e sfruttarlo anche per, è un sacrosanto diritto, un appagamento personale (un hobby, una passeggiata), è qualcosa che a certi livelli lavorativi in Italia non viene nemmeno preso in considerazione: il TEMPO LIBERO è una perdita di tempo, mentre all'estero se la godono. E vivono molto più sereni.
Però, nonostante tutto io non voglio andarmene altrove - in via definitiva-per cercare fortuna (non escludo periodi lavorativi all'estero in futuro).
Io voglio farcela qui.
La pensano come me anche alcune donne molto in gamba (tra cui la stessa Stefania), che hanno dato vita a un blog che servirà a raccogliere idee, opinioni e a far nascere un bel buzz intorno a questo tema. Che spero un giorno non si debba trattare più, quando FINALMENTE le donne avranno davvero PARI DIRITTI e OPPORTUNITA'.
Se le donne in pubblicità sono da combattere a suon di analgesico quando hanno le mestruazioni, come se si tramutassero tutte in temibili Meduse, oppure sono così rincoglionite da non saper leggere un test di gravidanza, è ben eloquente l'alta considerazione che l'uomo ha di noi in questo disgraziato Paese.
Non partiamo da una posizione favorevole. Anche perchè le donne fanno qualcosa di destabilizzante rispetto all'uomo: le donne POSSONO AVERE BAMBINI.
E questo, quando si lavora, diventa un PROBLEMA. Puntano periodicamente il lungo dito accusatore su noi precarie a cocococo che 'non abbiamo figli' perchè 'non vogliamo assumerci responsabilità', se non sulle donne over 30 che posticipano la maternità e quelle che se fanno un figlio dopo i 40 sono trattate come delle madri degeneri.
Ma se OSIAMO disturbare la produttività del maschio italico con assurde richieste di part time o di compatibilità degli orari con quelli della prole (anche dopo anni di massima disponibilità e reperibilità) la risposta è un bel calcione e avanti un'altra. Magari ti accompagnano anche alle dimissioni con mobbing selvaggio e offerte di denaro pur di levarti dalle palle, te e il moccioso. Come accaduto a Stefania Boleso, ex marketing manager di Red Bull.
Se in Italia tutti conoscono Red Bull oggi è grazie a lei e al suo team composto da centinaia di persone, fra dipendenti e collaboratori. Anche se l'azienda rigetta ogni accusa, Stefania ha spiegato molto chiaramente all'inizio della puntata cosa le è successo.
E quello che è capitato a lei e ad altre centinaia di donne, che lavorativamente hanno solo commesso l'errore di avere un figlio, è solo la punta dell'iceberg.
A Milano (città dai ritmi folli per eccellenza), e in Italia, se sei maschio hai molte più possibilità.
Se resti in ufficio fino a tarda ora, se non chiedi mai niente, se annulli la tua vita sociale in favore dell'azienda allora sì che sei considerato e fai carriera.
Se sei donna no. Anche se fai le stesse cose di cui sopra e hai sempre mostrato massima reperibilità e disponibilità, quando fai un figlio è come se ti amputassero il cervello.
Spesso per un'azienda diventi una bomba a orologeria che 'oddio' potrebbe stare a casa se il figlio si ammala e 'oddio' non può più restare in ufficio fino alle dieci di sera perchè deve fare la poppata. 'Oddio' adesso lei ha una VITA fuori dall'ufficio. Non sembra ma per molti workaholic questa è un'eventualità terribile.
Non aiuta un altro fattore: in Italia si pensa che la donna sia 'costretta' dalle circostanze a lavorare, soprattutto economiche. Quindi può starsene benissimo a casa quando figlia, no? Una volta il mio medico curante mi disse che la colpa della crisi dei giovani era delle madri che lavoravano, e che non erano più a casa. Perchè le donne 'dovrebbero lavorare meno'. Cito testuale.
Non si prende MAI in considerazione che una donna ha il sacrosanto diritto di fare un lavoro che ama, senza doverci rinunciare perchè ha anche deciso di diventare madre. Il diritto all'autorealizzazione, magari dopo anni e anni investiti in studio e sacrificio, se sei donna in Italia non contano nulla.
All'estero invece la situazione è ben diversa. La Norvegia mostrata da Riccardo Iacona sembra la terra delle meraviglie, dove addirittura il segretario del primo ministro prende il congedo paternale quando la moglie lavora per allevare la sua bambina.
Qualcosa di lontanamente inconcepibile per la società italiana, basata sull'apparenza, sul lecchinaggio e sull'appecoramento. Avere orgogliosamente TEMPO LIBERO e sfruttarlo anche per, è un sacrosanto diritto, un appagamento personale (un hobby, una passeggiata), è qualcosa che a certi livelli lavorativi in Italia non viene nemmeno preso in considerazione: il TEMPO LIBERO è una perdita di tempo, mentre all'estero se la godono. E vivono molto più sereni.
Però, nonostante tutto io non voglio andarmene altrove - in via definitiva-per cercare fortuna (non escludo periodi lavorativi all'estero in futuro).
Io voglio farcela qui.
La pensano come me anche alcune donne molto in gamba (tra cui la stessa Stefania), che hanno dato vita a un blog che servirà a raccogliere idee, opinioni e a far nascere un bel buzz intorno a questo tema. Che spero un giorno non si debba trattare più, quando FINALMENTE le donne avranno davvero PARI DIRITTI e OPPORTUNITA'.
giovedì 30 settembre 2010
TRA UN PO' CI FANNO ADOTTARE A DISTANZA
Discutibile iniziativa delle Ferrovie dello Stato. Le donne viaggiano gratis SOLO SE ACCOMPAGNATE per tutto il mese di ottobre (da un minimo di tre a un massimo di cinque persone, con un bambino fino a dodici anni).
Se sono SINGLE si attacchino. Che furbine questa Fs: le donne che viaggiano da sole sui treni a lunga e media percorrenza in media sono il 76,7%, e solo il 23% viaggiano in compagnia.
Ma io vedo anche oltre. Se permettete io mi sento offesa. Ci trattano come dei panda albini santo cielo! Tra un po' ci confineranno in vagoni separati, come auspicava Salvini.
Senza contare tutto il corollario di iniziative. I CIOCCOLATINI E LE DEGUSTAZIONI? Ma siamo negli anni 50? Non cercheranno poi di venderci aspirapolveri o pentole nel frattempo?
Se sono SINGLE si attacchino. Che furbine questa Fs: le donne che viaggiano da sole sui treni a lunga e media percorrenza in media sono il 76,7%, e solo il 23% viaggiano in compagnia.
Ma io vedo anche oltre. Se permettete io mi sento offesa. Ci trattano come dei panda albini santo cielo! Tra un po' ci confineranno in vagoni separati, come auspicava Salvini.
Senza contare tutto il corollario di iniziative. I CIOCCOLATINI E LE DEGUSTAZIONI? Ma siamo negli anni 50? Non cercheranno poi di venderci aspirapolveri o pentole nel frattempo?
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